Marmellata home made: arance, arance, arance!

Il mio rapporto con le arance è sempre stato un po’ burrascoso. Nel mangiarle come spuntino o dopo il pasto c’era sempre qualcosa che non andava: erano troppo aspre per le mie papille gustative, troppo fredde per i miei denti o semplicemente non si era creato quel feeling tanto sentito invece con banane o con la frutta tipicamente estiva. Ebbene, quest’anno credo di aver fatto un grande passo per raggiungere una tregua e alzare bandiera bianca.

Ho trovato un ortofrutta di fiducia proprio vicino casa dal quale spesso adesso acquisto ciò che mi serve direttamente in cassettine, in modo da avere una scorta almeno per una settimana. Così ho fatto anche per delle arance navel, ottime in quanto dolci abbastanza per essere spremute e bevute anche dal piccolino di casa (e dalla mamma), e belle carnose. Avendo tutte queste arance, approfittando di un pomeriggio di ferie, mi son cimentata nella preparazione della marmellata.  Ne avevo già assaggiate di quelle “industriali” e non mi erano dispiaciute; ho pensato però che nella versione home made magari avrei potuto raggiungere un buon compromesso che non fosse troppo dolce, come appunto quelle classiche da supermercato, e avrei sperimentato per la prima volta questa preparazione tanto semplice quanto  – ho poi scoperto – soddisfacente.

Ho preso delle arance, le ho lavate per bene, alcune le ho sbucciate normalmente, altre le ho pelate con un pelapatate per potermi poi tagliuzzare le scorzette da aggiungere alla polpa vera e propria. Tagliato tutto a pezzettoni e messo in un pentolone con un po’ di acqua, un limone sempre a pezzi – utile perché la marmellata si addensi- , le scorze tagliate a striscioline corte e sottili e lo zucchero. Sullo zucchero ci sono versioni contrastanti. C’è chi utilizza tonnellate di zucchero (bianco) per una migliore conservazione del prodotto o semplicemente per gusto personale; chi ha provato quello di canna, che però pare alteri un po’ il sapore; chi, come me, ha usato semplicemente lo zucchero comune che aveva a disposizione, del tipo “quanto basta” e il risultato è stato ottimo! Quindi, zucchero qb (al limite se ne può sempre aggiungere dell’altro in fase di cottura se il composto risulta troppo amarognolo), 24 di “meditazione” sotto coperchio. Trascorse queste ore ho fatto bollire il tutto per un tempo che mi è sembrato infinito, considerando la curiosità di vedere e assaggiare il risultato finale, e quando ho appurato che il composto era abbastanza denso, tanto da non scivolare facilmente da un piattino inclinato, ho invasettato e messo sottovuoto.

Sul sottovuoto si potrebbe aprire una parentesi graffa, perciò dico solo che IO ho lavato per bene i vasetti, gli ho riempiti e ho fatto bollire i vasetti, avvolti in un canovaccio, a testa in giù per 10’ circa. Sottovuoto taaaacc.

Pace fatta con le arance. Il risultato è stato buono sia per il sapore, non tanto dolce, per la consistenza, alla quale le scorzette danno un tocco ancor più di rustico, e per l’odore che c’era in casa quella sera, e il giorno dopo e l’altro dopo ancora… Insomma, adesso a colazione latte, fette biscottate (se non siete a dieta un pane tostato ai cereali sarebbe il top) e marmellata. La dispensa si riempie, il portafoglio non si alleggerisce e il palato festeggia!

P.S. Avete mai provato la marmellata di arance come guarnizione per la cheesecake?! Noooo???  Rimediare, rimediare, rimediare. A breve la ricetta della mia cheesecake cotta con ricotta e mascarpone, così poi non avete più scuse!

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